Daniela Peracchi

Daniela Peracchi

“In Leggero leggero, in cui seppellisco mia madre di foglie, la risoluzione del video è tremendamente bassa. Per me non era importante fare un video in cui fosse pulita l’immagine, in cui si vedessero tutti i dettagli, perché volevo che rimanesse l’impressione di un’azione quotidiana”. Ma cosa può esserci di quotidiano nel coprire, fino a farla scomparire, la propria madre di foglie? È una metafora, certamente, un’immagine in cui la madre si presta a lasciarsi invadere dalla tenacia e poesia della figlia. Coprire vuol dire, allo stesso tempo, proteggere per custodire, ma anche nascondere fino ad annullare. In certi momenti della vita, crescere ha voluto dire cancellare la propria madre, in altri riguardarla, in altri proteggerla. Lo sappiamo bene. Torna – e ritornerà ancora – uno dei temi cardine di questo Contexto: il rapporto tra generazioni, tra padri, madri e figli. Un rapporto che ci appartiene, che non è mai uguale nel tempo e che ciascuno deve riguadagnarsi.

Nasce nel 1990 ad Alzano Lombardo, Bergamo. Ha costruito il suo intero lavoro in relazione ai suoi genitori ed ha intrapreso un percorso in cui si considera artista in una famiglia in cui ci sono due culture diverse con madre napoletana e padre bergamasco, e traendo molti principi dall’identità di entrambi.
Si è progressivamente concentrata sul microcosmo famigliare, rendendo i suoi genitori, soprattutto sua madre, non solo fonte di ispirazione, ma protagonisti dei video. In tutti i lavori c’è il suo timbro, ma lascia ai genitori totale libertà di agire chiedendo loro di essere il più naturali possibile.
Tutto ha inizio da una preparazione costituita da schizzi, testi e da una sorta di autoanalisi in cui cerca di comprendere ciò che vuole dire. Solo allora coinvolge gli altri.