Emanuele Dottori

Emanuele Dottori

Pittura

All’ingresso c’è il frottage di uno dei graffiti ancora visibili in una cella. Almeno una parola si legge chiaramente e sembra descrivere meglio di ogni altra la situazione: Inferno. Entrando in una delle due stanze gemelle, quella di sinistra, una grande tela ci mostra l’unico orizzonte visibile dalla cella di fronte. Oltre la porta sbarrata ci guarda una veduta puntuale di Edolo, da sbirciare attraverso la finestrella crociata. La città è dentro e la visione interna si proietta fuori. In questo scambio c’è tutto il senso dell’opera di Dottori: il carcerato sogna la sua Edolo libera e luminosa e la città rivede se stessa e la sua storia dentro l’angustia di quelle quattro mura buie. Una piccola tela e il suo negativo legano le due stanze e ci invitano ad andare nell’altra. Varcata la soglia si scopre l’inimmaginabile: una fuga è possibile e la parete squarciata si apre sulle montagne che ci circondano. Per chi è fuggito e per chi non ce l’ha fatta, una vista di Edolo di notte occhieggia dalla quadratura del soffitto. Una città terrestre che si fa celeste non sarebbe dispiaciuta a Zeffirino.

Emanuele Dottori (1983) vive e lavora a Bergamo. Diplomato a Brera nel 2006, Dottori inizia la sua attività espositiva nel 2003, con la mostra Luoghicomuni. Da allora il tema della città è rimasto al centro della poetica del pittore: Skylight, 2010; Shooting Stars, 2011. Il ciclo più recente è Costellazione Provvisoria, dedicato alle città devastate dalle guerre del passato e dell’attualità, esposto nel 2016 al Bergamo Festival.