Federica Calzi

Federica Calzi

Due giovani fotografe riprendono il filo dell’autoritratto femminile, in una terza variante, dopo il racconto di Giulia Riva e il rapporto materno espresso dalla performance di Daniela Peracchi. Non a caso si è scelto di proporre il loro lavoro in vetrina, esaltando una caratteristica interna alle foto stesse. Sono espressione, infatti, di un vero e proprio filone, che ha molto influenzato la fotografia di moda, e se ne è lasciato influenzare. Le due ragazze si fotografano a vicenda e, ad accentuare questo sistema di doppi, interviene la loro somiglianza d’aspetto, che le rende quasi indistinguibili. Colpisce la bellezza formale delle ambientazioni, belle nella loro affascinante decadenza. Sono giardini botanici, vecchie case patrizie e architetture industriali abbandonate, che diventano non tanto uno spazio in cui agire, ma una superficie cui aderire, in un tentativo mimetico, quasi di compenetrazione diremmo, che sembra l’unico rapporto possibile da intrattenere con ciò che amiamo.

Federica Calzi nasce in pianura sul finire degli anni Ottanta. Usa la fotografia come cassa di risonanza del proprio sguardo.