Giulia Riva

Giulia Riva

L’autoritratto, uno dei generi più cari agli artisti, almeno dal Rinascimento in avanti. Nel Novecento esiste un filone tutto femminile che pone sé e il proprio corpo al centro della ricerca artistica. Giulia Riva è una fotografa giovanissima che sta crescendo attraverso la lente della sua macchina fotografica, lasciandosi guidare e guidando questo suo sguardo anno dopo anno. Quello che espone a Edolo è un trittico di autoritratti, in cui ogni scomparto è composto da quattro immagini, tra loro correlate a raccontare un episodio, un sentimento. L’artista si mette a nudo, e una storia personale si fa sfacciatamente pubblica. La malattia della madre che la porterà alla morte è una notizia terribile che obbliga l’artista a riconsiderare il proprio volto. Nel gruppo centrale, il nome della madre firma di fatto il polittico, come in un cartiglio di una pala medioevale. Il terzo gruppo è quello della pace, infinitamente dolorosa, del dopo. È il tempo del silenzio, in cui guardarsi cambiata, ma non atterrita.

Giulia Riva nasce nel 1990 ad Abbiategrasso (MI). Inizia gli studi presso la LABA (Libera Accademia Belle Arti) di Firenze nel 2010 e si laurea presso la stessa nel 2014 con il massimo dei voti. L’interesse per la fotografia nasce simultaneamente alla passione e all’amore per l’arte, in particolare per l’arte del ‘900 fino ad arrivare all’arte contemporanea. Colpita dalle avanguardie artistiche svolge una tesi intitolata “Rivoluzione Visiva”, che tratta la domanda “Cosa è l’arte?” attraverso lo studio dello sviluppo e della concezione dell’arte nel corso dei secoli. Questa domanda nasce dalla lettura degli scritti di Pablo Picasso, fondamentali per il percorso artistico di Giulia. Contemporaneamente la malattia e successivamente la perdita della madre segna molto il suo percorso artistico, sviluppando molto le tematiche della perdita, soffermandosi sul ricordo della madre. La sua fotografia è a volte confronto con l’arte, a volte ricerca introspettiva, spesso ricerca estetica.